Lungimiranza e Cortomiranza

La scienza della cortomiranza (miopia temporale): perché pensiamo (quasi sempre) a breve termine

Viviamo in un tempo affamato di presente. L’urgenza domina i calendari, le notifiche scandiscono le giornate, la gratificazione istantanea è diventata norma. Ma questa inclinazione non è solo un effetto culturale: ha radici profonde, biologiche, cognitive e sociali. In questo articolo esploriamo le basi scientifiche della “cortomiranza” (o brevemiranza, brevetermismo), cioè la tendenza sistematica a privilegiare il breve termine rispetto a prospettive più lunghe e complesse.

Il cervello che ci guida: l’eredità dei “tre cervelli”

Secondo la teoria dei tre cervelli (MacLean, 1990), il nostro sistema nervoso si è evoluto stratificandosi:
– Il cervello rettiliano (tronco encefalico), deputato alla sopravvivenza immediata;
– Il cervello limbico, sede delle emozioni e dei comportamenti sociali di base;
– Il neocortex, in particolare la corteccia prefrontale, sede del ragionamento, della pianificazione e del pensiero astratto.

Il punto è che, in situazioni di stress o urgenza, i due cervelli più antichi prendono il comando. Ed è proprio in quei momenti che la cortomiranza trionfa: decidiamo “di pancia”, reagiamo senza prospettiva, spinti da meccanismi automatici.

Il corpo sotto pressione: la teoria polivagale

Stephen Porges (2011) ha mostrato come il nostro sistema nervoso autonomo reagisca allo stress attivando risposte di difesa primitiva: attacco, fuga o congelamento. Quando percepiamo una minaccia (reale o simbolica), il nervo vago dorsale ci porta a ritirarci o reagire impulsivamente. Queste risposte, sebbene funzionali in natura, diventano disfunzionali nel mondo moderno, dove raramente ci sono predatori reali ma molte “minacce percepite” (email, scadenze, conflitti relazionali).

Tre comportamenti automatici

Come descritto nella Facilitazione Esperta (De Sario, 2021), gli esseri umani attivano tre grandi pattern comportamentali automatici in risposta a contesti percepiti come difficili:
1. **Chiusura**: ritiro, evitamento;
2. **Difesa**: contrattacco, resistenza;
3. **Attivismo**: azione frenetica, sovraccarico.

Questi comportamenti riducono lo spazio per la riflessione e la prospettiva, rinforzando un funzionamento cortomirante.

La nostra natura ambivalente

Siamo egoisti e altruisti, compassionevoli e crudeli, cooperativi e competitivi. Abigail Marsh (2017) e Jonathan Haidt (2012) parlano di “nature variabili”: la nostra risposta morale e sociale dipende molto dal contesto. Morin lo definisce “circuito bipolarizzato” tra Homo sapiens e Homo demens. In condizioni di paura, incertezza e frammentazione sociale, tende a prevalere il polo regressivo e individualista, che spinge alla sopravvivenza immediata più che alla lungimiranza.

I bias cognitivi e lo “sconto sul futuro”

La psicologia cognitiva ha identificato numerosi bias che favoriscono il presente. Lo “sconto iperbolico” (Ainslie, 1975) descrive il nostro comportamento quando preferiamo una piccola ricompensa immediata a una grande ricompensa futura. Kahneman (2012) mostra che il nostro “sistema 1” è veloce, intuitivo e reattivo, mentre il “sistema 2” – più riflessivo – è pigro e fatica a entrare in azione.

Le radici sociali e culturali della cortomiranza

Viviamo in società che premiano il risultato immediato: nel mercato, nella politica, nell’informazione. I tempi del profitto, del consenso e della visibilità sono sempre più brevi. Il sistema ci allena a reagire, non a riflettere. In questo senso, la cortomiranza è anche un fenomeno sistemico: un prodotto di architetture sociali che hanno disincentivato il lungo periodo.

È possibile ribaltare la tendenza?

Sì, ma serve allenamento. Occorre sviluppare la capacità di regolare le nostre risposte automatiche (Porges, Siegel), riconoscere i bias cognitivi (Kahneman), coltivare empatia e altruismo (Marsh, Cozolino), e investire nel pensiero sistemico e nella consapevolezza del futuro.

Nella Facilitazione Esperta si parla di “capacità negativa”: la facoltà di stare nell’incertezza senza doverla risolvere subito, prendendosi il tempo per una risposta più ampia e integrata. Allenare il respiro consapevole, curare la centralità del corpo, sviluppare ambienti cooperativi sono tutti strumenti che ci aiutano a superare la dittatura dell’istante.

Conclusione: un invito alla lungimiranza

La cortomiranza non è una colpa individuale, ma un tratto umano amplificato da un contesto ad alta pressione. Riconoscerla è il primo passo per costruire nuove modalità di pensiero e di azione. Serve una cultura che valorizzi il futuro come bene comune e come dimensione personale di senso.

Quindi? Un respiro – Call to action

Se questo articolo ti ha offerto uno spunto di riflessione, ti invito a fermarti un attimo e chiederti:  Qual è una decisione che potrei prendere oggi… pensando al me di domani?”

Inizia da lì. 
Perché il futuro, dopotutto, comincia con un respiro consapevole.