Dieci cose che ho imparato di Piero Angela e lo sguardo di lungo

Quanto futuro entra nelle decisioni di oggi?

La brevimiranza non coincide semplicemente con l’incapacità di immaginare il futuro. È la tendenza a privilegiare ciò che produce effetti immediati, visibili e misurabili, trascurando conseguenze che emergeranno più avanti nel tempo.

Possiamo parlare di sostenibilità, innovazione e nuove generazioni, ma il punto decisivo è un altro: quanto futuro entra realmente nei criteri con cui prendiamo le decisioni?

È una domanda che attraversa Dieci cose che ho imparato, l’ultimo libro di Piero Angela. Il volume raccoglie riflessioni maturate in una lunga attività dedicata alla scienza, alla tecnologia, all’informazione e all’educazione. Angela individua nella brevimiranza uno dei limiti della politica italiana: la difficoltà di investire in conoscenza, ricerca e formazione quando i risultati richiedono tempi più lunghi di una scadenza elettorale.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la politica. Anche imprese, organizzazioni e persone possono restare intrappolate nell’urgenza, negli indicatori di breve periodo e nella risposta al problema più vicino. La brevimiranza è quindi anche un problema sistemico: incentivi, metriche e tempi decisionali finiscono per rendere irrilevante ciò che ancora non produce effetti immediati.

Piero Angela e le domande del Club di Roma

Lo sguardo di Piero Angela verso il futuro ha una storia precisa.

Nel 1972 venne pubblicato The Limits to Growth, in italiano I limiti dello sviluppo, rapporto commissionato dal Club di Roma a un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology. Gli autori erano Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III.

Attraverso il modello dinamico World3, il gruppo studiò le interazioni tra popolazione, produzione industriale, disponibilità di risorse, produzione alimentare e inquinamento. L’obiettivo non era predire una data per il collasso, ma osservare le possibili traiettorie di un sistema basato sulla crescita materiale all’interno di un pianeta finito.

Piero Angela non partecipò alla stesura del rapporto. Ne riconobbe però molto presto la rilevanza culturale e politica. Nel 1973 intervistò Aurelio Peccei, fondatore e allora presidente del Club di Roma, e realizzò per la Rai l’inchiesta in quattro puntate Dove va il mondo?. Il programma metteva le tesi del rapporto alla prova del confronto, raccogliendo posizioni favorevoli e critiche di scienziati ed esperti.

La Rai descrive quell’inchiesta come un tentativo di verificare l’attendibilità delle conclusioni del rapporto. Angela non si limitò quindi a divulgare un allarme: rese accessibile una domanda scientifica e sistemica sul rapporto fra sviluppo tecnologico, risorse e futuro.

Il suo legame con quella storia proseguì nel tempo. Angela fece parte del Consiglio della Fondazione Aurelio Peccei e continuò a occuparsi dei limiti della crescita quantitativa e delle conseguenze delle nuove tecnologie. Il WWF Italia lo ricorda come uno dei primi divulgatori ad aver dato risonanza agli allarmi sul futuro del pianeta formulati da Peccei e dal Club di Roma.

Dal rapporto sui limiti a Longpath

A distanza di oltre cinquant’anni, la domanda posta dal rapporto resta aperta: come può una società riconoscere in tempo gli effetti di processi che si sviluppano lentamente, interagiscono fra loro e superano l’orizzonte delle decisioni politiche ed economiche?

L’approccio Longpath, sviluppato dal futurista Ari Wallach, affronta questo stesso limite da un’altra prospettiva. Non propone di prevedere il futuro, ma di allenare una mentalità capace di collegare passato, presente e futuri lontani.

Longpath invita persone e organizzazioni a superare lo short-termism, sviluppare empatia transgenerazionale e interrogare le decisioni attraverso una domanda essenziale: “a quale fine?” Non soltanto “che cosa vogliamo ottenere?”, dunque, ma verso quale esito più ampio conduce una scelta e quanto quell’esito è coerente con i valori dichiarati.

Secondo Longpath Labs, questo orientamento può rafforzare la capacità di foresight, la cooperazione e la possibilità di immaginare futuri diversi da quello presentato come inevitabile.

Rendere visibili le conseguenze

Il rapporto del Club di Roma, il lavoro divulgativo di Piero Angela e Longpath appartengono a contesti differenti. Condividono però una funzione: rendere visibili conseguenze che la pressione del presente tende a lasciare fuori dal campo decisionale.

Contrastare la brevimiranza non significa scegliere sempre il lungo periodo contro il breve. Significa riconoscere le relazioni tra scale temporali diverse e impedire che l’urgenza occupi tutto lo spazio disponibile.

Prima di una decisione, potremmo allora porci tre domande:

  1. Quali conseguenze produrrà questa scelta oltre il risultato immediato?
  2. Chi ne sarà coinvolto pur non essendo oggi rappresentato?
  3. Quali possibilità future stiamo aprendo e quali stiamo chiudendo?

Il futuro non deve essere indovinato. Deve però essere ammesso nella conversazione. È da qui che può iniziare il passaggio dalla brevimiranza a una responsabilità capace di attraversare il tempo.

Riferimenti bibliografici